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Le 11 fasi del citizen journalism

Page history last edited by Matteo Oleggini 12 years, 10 months ago

Con Citizen journalism o giornalismo partecipativo si intendono le diverse modalità attraverso le quali i lettori generano e/o condividono contenuti per i media digitali.

Steve Outing del Poynter Institute for Media Studies (giugno 2005) "Le 11 fasi del giornalismo partecipativo: dal commento ai testi pubblicati dai giornalisti fino alla partecipazione diretta alla redazione degli articoli attraverso i wiki.

L'articolo è stato pensato per aiutare editori e giornalisti a capire il giornalismo partecipativo e la possibilità di integrarlo nei loro siti web o, addirittura, nell'edizione delle rispettiva testata.

Ecco, in una mia sintesi (resa possibile dalla collaborazione di Francesco per la comprensione dell'articolo originale) gli 11 gradi del citizen journalism secondo Steve Outing.

 

1. Il primo passo: aprirsi ai commenti del pubblico

Il punto di partenza é la possibilità offerta ai lettori di aggiungere, sui siti web, commenti agli articoli redatti dai giornalisti: apprezzamento e sostegno, complementi, reazioni, critiche e punti di vista diversi.

 

2. Secondo passo: il cittadino collabora con il giornalista

Il gradino successivo consiste nel reclutare cittadini che aggiungono contributi ai pezzi scritti dai giornalisti. Non più solo semplici commenti ma informazioni, esperienze o testimonianze dirette che arricchiscono l'articolo principale.

 

3. Adesso facciamo sul serio: la partecipazione open-source

Per storie o progetti particolari si può considerare quello che viene chiamato il "giornalismo partecipativo" o "open source". Il termine è generalmente usato per indicare la collaborazione fra un giornalista professionista e i suoi lettori nella redazione di un articolo su un tema per il quale i lettori dispongono di buone informazioni o conoscenze. In questo caso, si chiede ai lettori di condividere la loro competenza, di formulare domande per aiutare il redattore nelle sue ricerche o, persino, di redigere un vero e proprio servizio che sarà inserito nel prodotto giornalistico finale.

 

4. Una "casa dei blog" (bloghouse) per i cittadini

Il blog è uno strumento potente ed economico per proporre articoli, pensieri, riflessioni. Il modo migliore per conglobare i cittadini in un sito internet di notizie è quello di invitarli a scrivere il proprio blog sul sito della testata.

Ci si può limitare all'invito e all'offerta di un servizio di housting ma anche creare una pagina principale sulla quale saranno segnalate le ''highlight'', cioé i migliori post selezionati dalla redazione. È anche possibile chiedere ai blogger di completare l'offerta di notizie proposta dalla redazione sui settori ''minori'' ad esempio nel settore di alcuni sport marginali o di aspetti molto specialistici.

 

5. Una Newsroom trasparente per i cittadini

Per una particolare categoria di blogger è importante conoscere anche il lavoro all'interno della redazione: come le informazioni sono raccolte, selezionate, confezionate. Nel segno della "trasparenza" del lavoro che precede la pubblicazione è possibile condividere con i lettori o gli spettatori il lavoro all'interno della sala stampa chiedendo loro di pubblicare sul blog critiche, proteste e lodi sul lavoro ancora in corso all'interno della redazione.

Se questi blog fossero pubblici e, a loro volta, aperti ai commenti, essi potrebbero anche assumere la funzione di ombudsmen dei lettori che potrebbero così esprimersi anche sulle modalità di lavoro e sulle scelte editoriali della redazione.

 

6. Il giornalismo partecipativo realizza un proprio sito: edizione controllata

In questa sesta fase l'editore mette a disposizione del giornalismo partecipativo un sito web distinto da quello della propria testata. Ciò significa pianificare un sito web di notizie costituito interamente o quasi interamente dai contributi della ''community'', ad esempio dedicato a notizie locali, veramente locali.

La messa in rete delle notizie (e degli altri contenuti, ad esempio le fotografie) resta comunque subordinata al giudizio di "comitato di redazione" che verifica il rispetto delle disposizioni legali. Sono pure possibili piccoli interventi sulla forma per assicurare una certa omogeneità editoriale.

 

7. Il giornalismo partecipativo realizza un proprio sito: edizione non controllata

Il modello è simile al precedente con l'eccezione che i contributi dei cittadini non sono mediati. Ciò che la gente scrive va sul sito, compresi i difetti, gli sbagli, gli errori di ortografia.

Con questo modello è importante che l'editore si tuteli contro eventuali contenuti inappropriati dei post. Certo, l'ideale sarebbe poter mettere a disposizione un redattore che, il più presto possibile, riveda tutti i contributi e, se necessario, li corregga. Una soluzione che non é tuttavia realizzabile.

 

8. Dal web alla stampa

I materiali prodotti con i modelli 6 e 7 possono anche essere stampati quale inserto della testata principale oppure come un'edizione gratuita (settimanale o periodica). In questa edizioni saranno proposti i contributi migliori organizzandoli secondo lo schema tradizionale: notizie liete o tristi, affari, sport, opinioni, ritratti, ecc.

 

9. Un ibrido: professionisti e citizen journalist insieme

Il passo successivo crea un organo di informazione mettendo insieme i contributi dei cittadini con il lavoro dei redattori professionisti. Il migliore esempio di questa soluzione è, secondo Steve Outing, il sito sudcoreano OhmyNews La maggior parte dei contenuti è del sito è realizzata da citizen reporter. C'è però anche un piccolo gruppo di giornalisti professionisti che contrinuiscono alla realizzazione del sito. L'apporto dei cittadini è tuttavia determinante.

 

10. Integrazione del giornalismo partecipativo e professionale sotto lo stesso tetto

In teoria è possibile fare altri passi avanti ed immaginare un sito web di notizie con reportage realizzati da giornalisti professionisti che operano direttamente al fianco dei cittadini. Rispetto alla "fase 9", in ogni pagina si trovere un mix di contenuti realizzati dai professionisti (pagati) e dai cittadini (a titolo di volontariato) anche se contrassegnati in modo tale che il lettore possa riconoscere immediatamente i contributi degli uni e degli altri.

Nel 2005, quando Steve Outing ha scritto il suo articolo, questa soluzione era puramente teorica mancando (allora) esempi concreti.

 

11. Il giornalismo wiki: il lettore diventa editore

La fase di maggiore integrazione del citizen journalism sono le notizie wiki, sull'esempio del sito WikiNews che è una sorta di spinoff della più famosa Wikipedia. In questa fase, chiunque può scrivere e postare un articolo o una notizia e chiunque può, a sua volta, completare o coreggere quanto pubblicato.

Si tratta di un concetto sperimentale che tenta di applicare la teoria secondo la quale le competenze e l'integrazione del gruppo possono produrre notizie credibili e equilibrate.

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